
Un matrimonio in provincia è un romanzo di Maria Antonietta Torriani (Novara 1840 – Milano 1920) dato alle stampe per la prima volta nel 1886, con lo pseudonimo di Marchesa Colombi, dall’editore milanese Giuseppe Galli.
Riscoperto da Natalia Ginzburg è stato ripubblicato nel 1973 (con una sua prefazione) dall’editore Einaudi nella collana “Centopagine” diretta da Italo Calvino.
Il romanzo è la storia di una ragazza di provincia – Gaudenzia detta Denza – che abbandona piano piano, in un graduale esercizio di assuefazione alla noia e alla passività provinciale, il sogno romantico di un matrimonio d’amore.
Ma è anche la storia dell’educazione sentimentale di una ragazza di paese di fine ‘800, raccontata da Maria Antonietta Torriani con uno stile asciutto e dimesso, intriso di quella sottile ironia che, secondo Italio Calvino, è “l’essenza dell’humour”.
Ormai venticinquenne, pur di sfuggire a un futuro da zitella e arrivare al tanto agognato matrimonio, Denza accetta la mano di un benestante notaio quarantenne, senza esserne particolarmente affascinata, nella rassegnata accettazione di un destino declinato al femminile.
Raccontata in prima persona dalla protagonista, la storia ci conduce verso un epilogo conciso e autoironico: “Il fatto è che ingrasso”.
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