Editoria tradizionale, editoria a pagamento e self-publishing: quali sono le differenze? Come scegliere?

Finalmente ce l’hai fatta: hai scritto il tuo primo libro e vuoi pubblicarlo. Cosa fare adesso?
In questo articolo mettiamo a confronto le alternative possibili per uno scrittore esordiente che voglia dare alle stampe il proprio manoscritto.
Attualmente, anche grazie all’IT (Information Technology), un Autore ha a disposizione diverse possibilità: a) può proporre il proprio manoscritto a una casa editrice tradizionale, b) rivolgersi a un editore che offre un servizio a pagamento, c) può pubblicare autonomamente il proprio libro attraverso una piattaforma di self-publishing oppure d) affidarsi a un percorso di self-publishing assistito.
Malgrado l’apparente semplicità delle formule, in realtà, dietro queste alternative ci sono modelli editoriali molto diversi tra di loro specie per quanto riguarda costi, diritti, responsabilità, servizi editoriali, distribuzione e, soprattutto, rapporto tra autore ed editore.
Se non si vuole andare incontro ad amare delusioni, è pertanto fondamentale conoscere queste differenze prima di firmare un contratto. Vediamo:
a) editoria tradizionale: l’Editore investe sul libro
Nel modello di editoria tradizionale l’Autore propone la pubblicazione del proprio manoscritto a una casa editrice.
In questo caso il rapporto economico che si instaura tra Autore ed Editore si basa normalmente sulla cessione dei diritti di sfruttamento commerciale dell’opera per un determinato periodo e secondo modalità previste dal contratto. In cambio, l’Autore riceve una remunerazione, generalmente attraverso le royalties (in qualche raro caso, eventuali anticipi) normalmente calcolate sul numero di copie vendute.
Si tratta, in tutta evidenza, di un investimento sulle vendite future da parte dell’Editore che pertanto sostiene tutti i costi necessari alla produzione e alla commercializzazione del libro: editing, progettazione della copertina, impaginazione, stampa e/o produzione digitale, distribuzione e promozione, il tutto inserito in un progetto editoriale.
In questo modello è quindi l’Editore ad assumersi il rischio economico dell’investimento, mentre l’Autore non sborsa niente.
Un consiglio: prima di firmare una proposta editoriale è sempre opportuno leggere attentamente il contratto e verificare quali diritti vengono concessi, per quanto tempo, per quali territori e in quali modalità (per esempio può essere prevista la possibilità che da un romanzo venga tratta un’opera teatrale o cinematografica).
b) editoria a pagamento: l’autore sostiene un costo
Il concetto di “editoria a pagamento” si può attribuire a Umberto Eco che nel romanzo “Il pendolo di Foucault” (1988) ha dato origine all’espressione, piuttosto spregiativa nell’intento di Eco, di APS, “Autore a Proprie Spese”. Nel romanzo viene descritta la casa editrice fittizia Manuzio, attraverso le parole del personaggio Garamond.
L’attribuzione a Eco è in qualche modo certificata da un interessante articolo dal titolo “Vanity Publishing: editoria in proprio o editoria a perdere?” (2012), apparso sul giornale onl-ine Il Bo Live dell’Università di Padova, che in qualche modo mitiga il giudizio sprezzante di Eco ricordando, tra l’altro, come in passato (dal XIX secolo fino al Novecento) pagare la stampa di tasca propria era una scelta usata anche da grandi autori (come Edgar Allan Poe, Walt Whitman o Mark Twain) per mantenere il controllo sull’opera (nell’elenco inserirei anche Italo Svevo che pubblicò a proprie spese i suoi primi due romanzi: Una vita nel 1892 e Senilità nel 1898).
Più in generale con l’espressione “editoria a pagamento” si indicano quei modelli nei quali l’autore sostiene direttamente, in tutto o in parte, i costi della pubblicazione.
Un’espressione spesso utilizzata quale sinonimo di “editoria a pagamento” è “vanity press”. Il termine indica sostanzialmente un modello editoriale nel quale il cliente dell’Editore non è il lettore ma l’Autore stesso, che paga per vedere pubblicata la propria opera.
Tali termini vengono, peraltro, utilizzati per realtà che possono essere molto diverse tra loro. Per questo non è sufficiente stabilire che un servizio è “a pagamento”, occorre capire che cosa viene effettivamente acquistato dall’autore.
Un contratto può prevedere, per esempio editing o correzione del testo; progettazione della copertina; impaginazione; stampa di un certo numero di copie; assegnazione dell’ISBN; distribuzione; inserimento nei cataloghi; promozione; vendita attraverso determinati canali. Il punto fondamentale è quindi la trasparenza contrattuale.
In ultima analisi, ciò che conta è capire il modello economico e contrattuale che si sta acquistando: chi paga, per cosa paga, quali servizi riceve e quali diritti conserva o cede.
Per un autore, quindi, la domanda più utile non è semplicemente: “è editoria a pagamento?” ma: “che cosa sto acquistando e quali sono le condizioni del rapporto editoriale?”
c) Self-publishing: l’Autore diventa Editore della propria opera
Nel self-publishing l’Autore è Editore di sé stesso, cioè decide di non affidare a una casa editrice tradizionale il ruolo di editore ma gestisce in prima persona ogni fase del progetto: stesura del manoscritto, editing, creazione della copertina, distribuzione e persino promozione. L’Autore, quindi, mantiene il controllo sull’intero progetto e, in particolare, sui diritti dell’opera, acquisendo peraltro il rischio d’impresa.
Per pianificare tutto ciò l’Autore può utilizzare piattaforme specializzate oppure acquistare separatamente ciascun servizio necessario alla pubblicazione e vendita del libro.
Ma autonomia significa anche responsabilità. Il vantaggio principale è il controllo. Lo svantaggio è che è necessario possedere, oppure acquistare e assemblare efficacemente una serie di competenze diverse.
Pubblicare autonomamente è in definitiva una scelta affascinante ma rischiosa.
d) Self-publishing assistito o guidato: autonomia con supporto professionale.
Tra il self-publishing completamente autonomo e l’editoria tradizionale esiste una possibilità intermedia: il self-publishing assistito o guidato.
In questo modello l’autore conserva l’autonomia sulla propria opera, ma si avvale di professionisti per le attività che non vuole o non può gestire autonomamente.
È possibile, per esempio, affidare a professionisti tutte le attività fin qui citate come necessarie alla realizzazione del progetto editoriale. Val la pena di ricordarle: editing; progettazione della copertina; impaginazione; preparazione dei file; gestione dell’ISBN; pubblicazione sulle piattaforme; distribuzione; alcuni aspetti della promozione.
Spesso tutte queste competenze sono offerte da un editore come attività di consulenza collaterale alla propria attività tradizionale.
Il vantaggio della formula consiste nel poter mantenere un maggiore controllo sul progetto senza dover necessariamente acquisire tutte le competenze tecniche necessarie alla pubblicazione.
Naturalmente, anche in questo caso è fondamentale capire quali servizi sono inclusi e quali no.
“Self-publishing assistito” non è infatti una formula standard: ogni operatore può offrire un insieme diverso di prestazioni.
Dunque: quale soluzione scegliere?
Non esiste una risposta valida per tutti. La scelta dipende dagli obiettivi dell’Autore, dal tipo di libro, dal budget disponibile, dal livello di autonomia desiderato e dalle competenze che si hanno a disposizione.
In conclusione
Pubblicare un libro oggi è più semplice che in passato. Ma pubblicare un libro non significa necessariamente farlo bene.
La vera scelta non è soltanto tra editoria tradizionale e self-publishing. È scegliere il modello che permette di trovare il giusto equilibrio tra autonomia, investimento, competenze, servizi e responsabilità.
Qualunque decisione si voglia prendere la regola più importante rimane una: non chiederti soltanto quanto costa pubblicare un libro. Chiediti che cosa ricevi in cambio di ciò che paghi.
