Quanta possibilità ha uno scrittore esordiente di narrativa di essere pubblicato da un editore affermato?
Di Biagio Adile – 19 ottobre 2026

Facciamo preliminarmente una distinzione essenziale sul concetto di “esordiente” per poi approfondire il rapporto con l’editoria commerciale e rispondere, quindi, alla domanda di introduzione.
Definiamo “Esordiente assoluto” chi pubblica il suo primo libro e non ha ancora una reputazione pubblica come autore.
Per “Esordiente nella narrativa” intendiamo, invece, chi pubblica il suo primo romanzo, ma può avere già dato alle stampe saggi, articoli, autobiografie o altri libri.
Esiste infine la categoria dell’”Esordiente già famoso” ovvero chi entra nella narrativa con un pubblico acquisito grazie alla televisione, al giornalismo, allo sport o alla politica.
Perché queste distinzioni? Perché è ovvio che la notorietà acquisita in un campo differente dall’editoria può offrire a un esordiente un vantaggio competitivo nell’accesso al mercato editoriale, perché l’Editore può già contare su un pubblico potenziale, una riconoscibilità mediatica e maggiori possibilità di promozione ed è intuitivo come tale circostanza rappresenti una sensibile riduzione del rischio d’impresa per l’Editore stesso.
Sia chiaro che non si vuole affermare che i romanzi pubblicati da personaggi famosi lo siano solo grazie alla notorietà dei loro autori. Sarebbe un’affermazione non dimostrabile e soprattutto ingiusta: fra gli esordienti già famosi ci sono autori di romanzi di indiscussa qualità letteraria (insieme ad altri, peraltro, che rappresentano un inutile spreco di carta, che non citeremo).
È però ragionevole osservare che un personaggio già conosciuto offre all’editore un elemento commerciale aggiuntivo: una platea di potenziali lettori, la possibilità di ottenere interviste, ospitate televisive, presentazioni e una maggiore facilità nel generare attenzione mediatica.
Dunque, la notorietà pregressa non è un requisito indispensabile per pubblicare un proprio manoscritto, ma può costituire un enorme vantaggio che l’esordiente assoluto non ha.
L’autore senza notorietà pregressa deve, infatti, conquistare l’attenzione dell’editore soprattutto attraverso la qualità del manoscritto e la proposta editoriale (ammesso che riesca ad emergere dalla marea di manoscritti che assediano gli editori tradizionali, prima di affogare nell’oblio).
Tra gli esempi probabilmente più efficaci di autori che rientrano a pieno titolo nella categoria degli “esordienti già famosi” va citato Giorgio Faletti.
Al tempo del suo romanzo d’esordio (Io uccido, Baldini & Castoldi 2002) Giorgio Faletti era già noto come comico, attore e cantante. Il suo esordio nel thriller ha riscosso un successo straordinario con oltre quattro milioni di copie vendute.
Un altro caso interessante per studiare il rapporto tra notorietà preesistente e accesso alla narrativa pubblicata da editori affermati è Fabio Volo.
Fabio Volo esordisce nella narrativa nel 2001 con Esco a fare due passi (Mondadori) a cui seguono numerosi altri romanzi e raccolte di racconti. All’epoca non era un autore conosciuto per i suoi libri, ma non era neppure uno sconosciuto al grande pubblico: lavorava in radio dal 1996 e aveva raggiunto una notevole visibilità televisiva, dal 1998, grazie a Le Iene.
Va ancora ribadito, a scanzo di equivoci, che la popolarità acquisita in un altro settore, per Volo come per altri autori citati, può rappresentare un vantaggio commerciale per l’editore anche se non dimostra, da sola, che il libro sia stato accettato grazie alla fama del suo autore.
Un caso peculiare di traslazione dalla politica all’editoria è Walter Veltroni.
Giornalista, dirigente politico e amministratore pubblico (è stato Sindaco di Roma dal 1° giugno 2001 al 13 febbraio 2008) Veltroni esordisce nella narrativa nel 2004 con Senza Patricio (Rizzoli), cinque storie sul rapporto tra padri e figli e nel 2006 con La scoperta dell’alba (RCS), un romanzo sulla memoria e gli anni di piombo.
Anche Dario Franceschini è un esempio di esordio nella narrativa presso un editore tradizionale da parte di una persona già inserita nella vita pubblica, testimoniando l’intreccio, non necessariamente negativo, tra politica e narrativa.
Eletto alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche del 2006 nelle liste de L’Ulivo e Presidente del gruppo parlamentare per la stessa coalizione da maggio 2006 fino a ottobre 2007, Dario Franceschini è stato il Ministro della Cultura più longevo nella storia della Repubblica italiana.
Nel 2006 ha pubblicato Nelle vene quell’acqua d’argento (Bompiani), il suo primo romanzo. Il libro ha ottenuto riconoscimenti in Italia e in Francia, fra cui il premio Opera Prima Città di Penne e il Premier Roman di Chambéry.
Casi particolarmente interessanti per il passaggio dal giornalismo alla narrativa sono Lilli Gruber e Massimo Gramellini, esempi particolarmente rappresentativi di giornalisti già affermati che esordiscono nel romanzo.
Il primo romanzo di Lilli Gruber è “Eredità. Una storia della mia famiglia tra l’Impero e il fascismo”, pubblicato da Rizzoli nel 2012. Brillante anchorwoman di “Otto e mezzo” su La7, prima di cimentarsi nella narrativa, Gruber era già una giornalista e conduttrice televisiva molto conosciuta, con una lunga carriera come inviata e presentatrice del TG1 nonché autrice di numerosi saggi e reportage ispirati alla sua professione: Chador (2005), America anno zero (2006), Figlie dell’Islam (2007), Streghe (2008), Ritorno a Berlino (2009).
La giornalista rappresenta pertanto molto bene il caso di una personalità già nota che entra nel mercato della narrativa attraverso un grande editore.
Massimo Gramellini ha pubblicato il suo primo romanzo, L’ultima riga delle favole, nel 2010 (Longanesi). All’epoca Gramellini era già un giornalista affermato e aveva pubblicato saggi e raccolte di articoli.
Come la Gruber non era, quindi, un esordiente assoluto nel mondo editoriale, ma lo era nella narrativa romanzesca.
Singolari, restano, le ospitate reciproche (entrambi sono conduttori di seguiti programmi di intrattenimento su La 7) durante le quali ciascun conduttore ha dedicato uno spazio al libro da poco pubblicato dall’ospite di turno.
Si tratta di un esempio di promozione incrociata fra personaggi già affermati? E ancora: è un caso se Urbano Cairo controlla sia La7 sia uno dei principali gruppi editoriali italiani, RCS MediaGroup?
In nessuno dei casi citati parleremmo di favoritismo editoriale, ma certamente di strategie di vendita volte ad abbassare il rischio di impresa per un’attività editoriale di per sé assai difficile in un Paese che conta pochi disattenti lettori come l’Italia.
Resta la sgradevole impressione che a furia di abbassase il rischio di invenduto, preferendo autori con un pubblico potenziale, gli Editori perdano per strada manoscritti esordienti di grande qualità letteraria.
Con una precisazione: il rifiuto editoriale non costituisce necessariamente un giudizio definitivo sul valore di un’opera, ma non garantisce nemmeno che ogni manoscritto rifiutato sia un capolavoro incompreso.
Ma sull’argomento dei manoscritti rifiutati in Italia, scoperti da editori stranieri e riscoperti da editori italiani, finalmente rassicurati circa il valore commerciale del libro, torneremo ancora.
In conclusione: quanta possibilità ha uno scrittore esordiente di narrativa di essere pubblicato da un editore affermato? Non è una domanda in cerca di risposte, che non possono esserci. Ma fornisce, forse, spunti di riflessione per uno scrittore sconosciuto che abbia nel cassetto il primo manoscritto.
L’argomento non finisce qui.
