Continuiamo a fornire, a Scrittrici e Scrittori esordienti che desiderano pubblicare un loro manoscritto, informazioni sintetiche e utili suggerimenti sul mercato editoriale italiano.
Biagio Adile – 04/11/2026

Secondo i dati dell’AIE (Associazione Itaiana Editori), nel triennio 2023-2025 in Italia sono stati pubblicati complessivamente 255.800 titoli, mediamente più di 85mila l’anno.
Attraverso i dati forniti dall’IE (Informazioni Editoriali), sempre pubblicati dall’AIE, sappiamo che le novità editoriali nel triennio sono state pari a quasi 209mila titoli. Sul punto è necessario fare una precisazione: il dato si riferisce al mercato trade e non è un conteggio omogeneo e puntuale di tutte le prime edizioni.
Attenzione: sono titoli, non autori; inoltre, nel totale sono compresi autori noti, traduzioni di pubblicazioni estere e libri auto-pubblicati.
Quant’è la quota di autopubblicazione? Per il 2024 il dato fornito dall’AIE è pari al 16% del totale di libri stampati.
Un dato interessante è fornito dall’ISTAT, secondo il quale nel 2023 (ultimo anno disponibile) le prime edizioni rappresentavano il 55,3% della produzione libraria.
Se volessimo tentare l’audace esercizio di incrociare i dati dell’AIE con quelli dell’ISTAT sarebbe necessario aver presente che mentre l’AIE studia l’editoria come settore economico e industriale al fine di fornire informazioni utili agli editori per la programmazione e le strategie di marketing, l’ISTAT studia l’editoria come fenomeno economico, culturale e statistico anche per consentire di effettuare confronti internazionali.
Le differenti finalità influenzano, ovviamente, modalità, criteri di raccolta e processo dei dati da parte dei due Enti, circostanza che richiede prudenza interpretativa nelle comparazioni.
Sul punto vale altresì la pena di ricordare che per l’AIE il titolo rappresenta il prodotto-libro immesso nel circuito editoriale e commerciale, mentre l’ISTAT rivolge l’attenzione prevalentemente alle caratteristiche dell’opera pubblicata (genere, materia, lingua, numero di pagine, prezzo e tiratura) seguendo definizioni ispirate agli standard UNESCO.
Per un confronto a livello europeo occorre, invece, consultare i dati forniti dalla FEP (Federation of European Publishers). Poiché non sono ancora disponibili dettagli per l’anno 2025 ci limitiamo a confrontare la situazione editoriale italiana con quella europea limitatamente al solo 2024 ricavandone, comunque, indicazioni assai significative.
Abbiamo visto che in Italia nel 2024 sono stati dati alle stampe circa 80mila titoli; in Europa i titoli pubblicati sono stati pari a circa 580mila. La quota italiana è quantifcata in quasi il 15 per cento (14,8).
Si tratta di una quota piuttosto significativa che conferma l’ampiezza dell’offerta editoriale italiana nel contesto europeo (anche in una congiuntura di contrazione delle vendite, come vedremo). Ancora una volta il dato va, peraltro, intepretato con cautela perche le definizioni nazionali non sono perfettamente omogenei con i dati europei.
Resta comunque il fatto che la FEP annovera Italia, Regno Unito, Germania, Spagna e Francia tra i Paesi con il maggior numero di nuove pubblicazioni (non necessariamente nell’ordine elencato).
Qual è il rapporto tra titoli pubblicati, numero di copie vendute e numero di lettori?
Nel triennio in analisi, secondo l’AIE sono stati venduti complessivamente oltre 314 milioni di copie, con una tendenza in evidente contrazione: quasi 112 milioni nel 2023, poco più di 103 milioni nel 2024 e poco meno di 100 milioni (99,5) nel 2025 (si tratta di una somma di dati annuali AIE e NielsenIQ BookData, suscettibili di revisioni statistiche).
Il dato è relativo ai libri a stampa di varia, cioè narrativa, saggistica, libri per bambini e ragazzi e altri generi non scolastici venduti in libreria, online e nella grande distribuzione. Non comprende le copie digitali.
Una prima interessante osservazione suggerita dai dati AIE riguarda un elemento particolarmente significativo: nel 2025 le novità editoriali sono aumentate, mentre le copie acquistate sono diminuite: +1,8% di novità pubblicate nel 2025, ma −3,7% di copie acquistate per le novità (Fonte: AIE, Il mercato del libro in Italia nel 2025).
Dunque, quante copie in media sono state vendute per ogni novità editoriale?
Sul punto possiamo ricavare un indicatore orientativo dividendo matematicamente le copie vendute per le novità: nel 2024 sono state vendute circa 471 copie per ciascuna novità, mentre nel 2025 il rapporto è sceso a circa 445 (meno 5,52 per cento).
Attenzione: il dato è una semplice media aritmetica, non rappresenta le copie effettivamente vendute da ciascuna novità. Il dato, infatti, nasconde la possibilità che qualche titolo venda migliaia di copie e qualche altro, meno fortunato, pochissime (giusto amici e parenti stretti).
Quindi, il valore percentuale che evidenzia una perdita di copie vendite (-5,52) non riguarda tutti i titoli ma evidenzia tuttavia un andamento commerciale complessivamente non positivo per l’industria editoriale italiana.
La situazione si complica (lo so, non è facile) se analizziamo anche il ruolo del catalogo: un editore, infatti, non vende solo le novità dell’anno; una parte consistente riguarda i libri pubblicati negli anni precedenti.
Per esempio, nel 2025 le novità dell’anno hanno venduto poco più di 31 milioni di copie, su oltre 68 milioni di titoli in catalogo (Fonte: AIE su dati NielsenIQ BookData).
Reltivamente al rapporto tra libri venduti e lettori in Italia, occorre mettere a confronto il numero di copie acquistate sul mercato e il numero di persone che leggono (o dichiarano di) leggere libri.
Ancora una volta dobbiamo incrociare dati non perfettamente omogenei forniti, rispettivamente, dall’AIE (per gli indicatori sul mercato) e dall’ISTAT (fonte istituzionale di riferimento per le abitudini di lettura degli italiani).
Abbiamo già visto che nel triennio considerato in Italia sono stati venduti complessivamente oltre 314 milioni di libri (Fonte AIE). Nel solo anno 2024 le copie vendute sono state quasi 100 milioni (99,5). Perché ci concentriamo su quest’anno lo vedremo presto.
Quanti siano i lettori in Italia è un dato fornito dalle rilevazioni dell’ISTAT il quale, peraltro, non adotta negli anni sempre la medesima definizione di lettore. Per esempio, per il 2023 lettore è “una persona di 6 anni e più”, per il 2024 è stata adottata una definizione più ampia ovvero “una persona di 6 anni e più che aveva letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi, anche per motivi professionali o scolastici”; infine per il 2025 viene adottato un indicatore che fa un più incisivo riferimento al concetto di lettura nel tempo libero risultando piuttosto differente da quelli dei due anni precedenti.
Dai dati risulta che nel 2023 il 40 per cento circa degli italiani leggeva almeno un libro l’anno, nel 2024 la percentuale saliva a oltre il 50 per cento per poi ridiscendere a poco più del 40 per cento nel 2025. Comunque, sempre sconsolatamente pochi.
Ecco un altro dato interessante: secondo l’ISTAT, nel 2024 le donne lettrici dichiaravano una maggiore preferenza per la narrativa italiana e straniera rispetto agli uomini.
Per un’inguaribile tendenza all’ottimismo scegliamo il 2024 per costruire il nostro rapporto.
Dunque, quell’anno 32 milioni di lettori hanno acquistato quasi 100 milioni di libri, ovvero circa tre libri a testa. Ma un libro è come il pollo di Trilussa: qualche lettore ha comprato (e si spera letto) tantissimi libri, altri nessuno. Con un’ulteriore avvertenza: un libro comprato non è un libro letto, fa mercato, non cultura.
Chi non ha comprato libri, o ne ha comprati pochi, magari ne ha letti molti di più per averli avuto in prestito o in regalo, mentre c’è chi acquista libri solo per utilizzarli come elementi d’arredo per l’elegante libreria del salotto (ma questa è un’altra storia).
Chi controlla tutto questo? Ovvero, chi sono i protagonisti del mercato editoriale italiano?
Secondo i dati rilevabili dall’”Atlante delle case editrici in Italia – Come leggere e non fraintendere il mercato” pubblicata nel 2026 da ADEI (Associazione Degli Editori Indipendenti), con Ipazia Ricerche e il contributo del Centro per il libro e la lettura (del Ministero della Cultura), il mercato editoriale italiano è caratterizzato da una forte concentrazione: il 3,3% delle case editrici appartenenti a gruppi genera il 60,7 per cento del fatturato, mentre il 96,7 per cento delle case editrici indipendenti si divide il restante 39,3 per cento.
Se vogliamo vedere il verso pieno del bicchiere possiamo affermare che l’editoria indipendente italiana non è affatto marginale in quanto rappresenta quasi il 97% delle case editrici considerate e genera circa 1,21 miliardi di euro di fatturato.
Gli “elefanti” della giungla editoriale nostrana sono almeno quattro:
Gruppo Mondadori (17,4per cento del mercato)
Marchi principali: Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Piemme, Sperling & Kupfer, Electa, Frassinelli. È il maggiore polo editoriale italiano e dispone anche di una rete libraria e di attività di distribuzione e promozione.
Gruppo Giunti (4,8 per cento)
Marchi e attività: Giunti Editore, Dami, Editoriale Scienza, Giunti Psychometrics, De Agostini Scuola e altre realtà editoriali e formative. Ha una presenza importante nella scolastica, nella divulgazione e nella narrativa.
Gruppo GeMS (3,5 per cento)
Marchi principali: Longanesi, Garzanti, Guanda, Salani, TEA, Corbaccio, Nord, Ponte alle Grazie, Bollati Boringhieri. È particolarmente rilevante nella narrativa italiana e straniera.
Gruppo Feltrinelli (1,6 per cento)
Marchi: Feltrinelli Editore, Gribaudo, Apogeo e altri. Ha una forte integrazione con la distribuzione e la vendita attraverso la propria rete di librerie.
Questi quattro gruppi rappresentano il 27,3 per cento del totale del mercato e presiedono l’intera filiera dell’attività editoriale compreso il controllo di società di promozione, distribuzione e vendita al dettaglio. Dispongono, inoltre, delle risorse finanziarie necessarie per pubblicità e marketing.
Quale conclusione possiamo trarre da questa manciata di dati, spesso disomogenea e parziale?
Eccola, ed è sconsolante: l’editoria italiana è una giungla intrigata in cui si aggirano, tra gli altri, prede (scrittori esordienti che desiderano pubblicare un proprio manoscritto) e feroci predatori (i gruppi editoriali) in cerca di clienti (che aldilà delle apparenze non sono necessariamente i pochi spauriti lettori ma sempre più spesso i tanti scrittori esordienti).
Cosa può fare una scrittrice o uno scrittore esordienti che vogliano dare alle stampe il proprio manoscritto? Come muoversi in questa giungla senza perdersi?
I dotti direbbero: “quidquid agis, prudenter agas et respice finem” (qualunque cosa tu faccia, agisci con prudenza/discernimento e considera le conseguenze).
Malgrado tutto pubblicare un libro oggi è più semplice che in passato. È però importante conoscere il mercato editoriale e scegliere con consapevolezza tra le varie opportunità offerte dal mercato e dalla tecnologia (rivolgersi all’editoria tradizionale, pubblicare autonomamente il proprio libro attraverso una piattaforma di self-publishing oppure affidarsi a un percorso di self-publishing assistito).
Rileggi, se vuoi, il nostro articolo dal titolo Ho scritto un libro, e adesso?
